Indulto o Amnistia, purché sia. . . Basta un poco di zucchero e la pillola va giu’, la pillola va giu’, la pillola va giu’. . .

Principio attivo: pararsi il culo

Eccipienti: urgenza e politically correct. 

Intanto l’urgenza.

Che è elemento strutturale della politica. Della politica italiana sicuramente. Strumento di governo a cui hanno ricorso da sempre le nostre classi politiche. Prammatica per una politica che intende reiterare eternamente se stessa e il sottostante sistema che le produce. Discorso, quindi che vale per tutte quelle che ci sono passate sotto gli occhi.
E’ per questo che l’urgenza ha un suo inestimabile valore politico. L’urgenza va coltivata e protetta, perché è grazie ad essa che si tiene tutto fermo, che nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma, lasciando tutto intatto.
L’urgenza esige scelte veloci,  risposte immediate, a prescindere dalla loro efficienza e dal loro valore. Potrebbero essere addirittura inique, ma opportune e quindi giustificate. Perché l’urgenza assorbe ogni altra considerazione o valutazione. Nessun dibattito, nessun confronto. A tutto vantaggio di chi ha interesse a decidere prima, a prescindere e al posto di.
E’ l’urgenza, dunque, l’ombrello sotto cui si favoriscono interessi specifici rispetto agli interessi generali, e sempre l’urgenza agevola l’assuefazione all’insipienza e all’amoralità politica, contribuendo a derubricarle in prassi.
L’amoralità diventa fisiologica e il contrario tramuta in afflato populistico. Che declina anche in giustizialismo. La bollatura che ieri Berlusconi infliggeva alla sinistra manettara e togarola, ma che oggi la sinistra di governo non esita a inoltrarla a terzi.
Come ti assimilo usi e costumi! Cannibali.
La Repubblica docet!
E l’urgenza qui c’entra molto. Anzi, moltissimo.
Perché in mezzo, oltre ai poveri cristi, c’è pure moneta sonante.
Partiamo dall’emergenza carceraria. Che è innanzitutto umanitaria.
Ce lo dice la sentenza della Corte Europea dei diritti dell’Uomo, pronunciata il giorno 8 gennaio 2013 (a seguito del ricorso depositato da un certo Torreggiani insieme ad altri sette detenuti presso gli istituti di detenzione di Busto Arsizio e Piacenza,  contro lo Stato italiano per violazione dell’articolo 3 della Convenzione Europea ovvero la proibizione di trattamenti inumani e degradanti nel 2009).
Una sentenza “pilota”, si dice, quella di Sulejmanovic, che infligge condanna esemplare nei confronti dell’Italia e del suo sistema penitenziario, che dovrà essere riportato dentro i canoni europei entro maggio 2014 e a cui dovranno essere aggiunti i risarcimenti, sacrosanti, per coloro che hanno subito questo.
Ma va? Da quanto tempo in Italia si parla di carceri, di condizione carceraria inaccettabile, di carceri strapiene, di interventi urgenti e bla bla bla. . .?

La coltura dell’emergenza che porta dritti dritti alle carceri d’oro. . .perché l’urgenza impone tempi stretti, procedure alleggerite, controlli effimeri, giri obliqui di soldini e tolleranza amministrativa, come riferisce l’eloquente vicenda dell’arch. Bruno De Mico la cui condanna mazzettara nel lontanissimo 1988 (indagine che sfiorò anche Nicolazzi, Darida e Vittorino Colombo), anticipò addirittura di 4 anni tangentopoli!

Qui non c’è più decoro le carceri d’oro
ma chi l’ha mi viste chissà
chiste so’ fatiscienti pe’ chisto i fetienti
se tengono l’immunità

(F. De Andrè  “Don Raffaè”)

Emergenza=speculazione?
Yes, of course!
Nel 2009, il ricorso di Torregiani & co. rilancia la questione e la risposta sta nello stato di emergenza decretato nel 2010 su proposta di Alfano e nel piano carceri affidato a F. Ionta capo del DAP (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria,  che fu di Falcone, ministro Martelli) che già  nel 2009 aveva ricevuto la nomina di Commissario straordinario del governo con delega per le Infrastrutture carcerarie. Con superpoteri che gli consentivano di derogare ogni norma vigente su gare d’appalto, procedure di affidamento ed espropri per pubblica utilità tanto che Ionta diventa il “Bertolaso delle Carceri” con  un portafoglio da 661 milioni di euro e una delega in bianco per realizzare 9.150 nuovi posti letto entro il 2012.
Risultati? In piena emergenza umanitaria e in attesa della stangata da Strasburgo?
Zero!
Solo nel 2011 i suicidi dietro le sbarre sono stati 59 che salgono a 94 nel 2012, accompagnati da 1308 tentativi e 4615 colluttazioni.
In meno di due anni il DAP ha speso quasi un milione di euro in consulenze senza però arrivare alla posa di una sola “prima pietra”.  Dalla gestione Ionta solo appalti aperti e un milione e 760 mila euro (2010 e 2011) presumibilmente per le spese di funzionamento della struttura e consulenze, come riportato da un articolo sul periodico del Sappe (il principale sindacato della polizia penitenziaria).
Il dramma è che è un cane che si morde la coda. Infatti la corsa ai futuri cantieri sta togliendo ossigeno al resto dell’apparato carcerario. Sempre secondo i dati del Sappe per finanziare la costruzione delle nuove carceri sono stati per esempio attinti nel 2010, 100 milioni dalla Cassa delle Ammende, l’ente che finanzia i programmi di rieducazioni dei detenuti attraverso le sanzioni pecuniarie dei processi.
Andiamo proprio bene. . .
Lo sanno tutti che un’emergenza di questo tipo non può essere affrontata solo aumentando il volume del cemento. Oltre a realizzare nuove sezioni in carceri già esistenti, si potrebbe recuperare le numerose caserme dismesse presenti sul territorio nazionale, riqualificandole e restituendole ad un uso pubblico. Andrebbe riformato il codice penale e quello di procedura penale, prevedendo sanzioni alternative al carcere, rafforzare misure amministrative e dismettere misure penali deboli, favorire misure custodiali non detentive come i nuovi braccialetti elettronici, e soprattutto attuare la funzione rieducativa della pena. Un sistema che riscriva un rapporto serio tra cittadini e istituzioni. Se sbagli paghi, paghi con certezza, subito e il giusto e soprattutto hai la possibilità reale di reinserirti.
Arriviamo ai nostri giorni. . .Ionta viene sostituito dal prefetto A. Sinesio (fedelissimo della Cancellieri), che si ritrova con gli stessi poteri eccezionali a capo di un’ altrettanto imponente stazione appaltante con a disposizione 468 milioni di euro, fino a 31 dicembre 2014.
Quali prospettive?
Nuovi penitenziari e padiglioni per cui ci sarebbe già una fila di costruttori che fiutano il businness.
A latere la tentazione strisciante in ambienti governativi (è lo stesso Sinesio a parlarne) di vendere alcune, grandi carceri, come Regina Coeli a Roma o San Vittore a Milano, o ancora Piazza Lanza a Catania, o la Giudecca. Carceri Borbonici, dice. Più conveniente convertirli in alberghi o palazzi privati.
Puzza di speculazione?
Niente populismo, andiamo avanti.
Il decreto “svuota penitenziari” in via di conversione in Senato conferisce sino al 31 dicembre 2014 poteri abnormi al commissario straordinario per le Infrastrutture carcerarie, Angelo Sinesio appunto, al fine di “programmare l’attività di edilizia penitenziaria” e a “realizzare nuovi istituti e alloggi di servizio per la polizia penitenziaria” e “al fine di assicurare la piena operatività della struttura”, il commissario potrà anche “stipulare contratti a tempo determinato”.
Il tempo è passato velocemente e arriviamo ai nostri giorni, a queste ore, con la scure della sanzione economica e morale della Corte di Strasburgo che si fa più vicina e lo stato di emergenza si fa solido, tangibile.
Secondo questo programma del Commissario ogni nuovo posto dovrebbe costare 75mila euro. Mentre il contro piano del M5S (che riparte dal piano originario del DAP) prevede la creazione di 21mila e 800 nuovi posti in due anni, spendendo 355 milioni (costo unitario15mila euro a posto), seguendo un programma di ristrutturazioni e l’apertura di sezioni nei penitenziari già esistenti. Con la sola aggiunta di un nuovo carcere a Nola dal costo di 40 milioni. Per cui si arriverebbe a 69mila posti regolamentari).
La proposta del M5S mira a evitare ulteriore cemento e a risparmiare i costi, ridimensionare il pompaggio di denaro e a disincentivare la speculazione, ma sarebbero utili, come detto, anche altri interventi più “di sistema”, insomma incarcerare meno!
Il punto però è che ormai siamo fuori tempo limite! In questo Paese si è sempre fuori tempo limite. . .
E dunque, signore e signori, madame e monsieur, ladies & gentlemen è con un certo orgoglio che vi presento, direttamente dai palazzi del parlamento in Roma sua maestà l’AMNISTIA, accompagnata dal marito INDULTO!
Un applauso grazie….e che sia caloroso, mi raccomando. . .
E l’urgenza trionfa ancora!
Cosa copre l’urgenza? Il fine vero e proprio: i cazzi loro.
Ma l’errore più grossolano in cui si rischia di incorrere è pensare che l’idea dell’indulto accompagnato eventualmente da un’amnistia nasca per “liberare” o alleggerire le pene di Berlusconi.
E’ una vera e propria trappola e rischia di essere lo specchietto per le allodole.
Spiego. Ad oggi non si può escludere che nelle pieghe di provvedimenti di clemenza possano essere, in modo surrettizio, introdotte condizioni oggettivamente favorevoli alla situazione giudiziaria del nostro eroe, visto che l’indulto potrebbe estinguere il residuo di pena detentiva inflittagli e potrebbe essere rimossa la stessa pena accessoria, ossia quella dell’interdizione dai pubblici uffici, qualora fosse previsto nel provvedimento (ex art. 174 c.p.). Provvedimento che dalla riforma del ’92 viene emanato dal Parlamento a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera (la medesima maggioranza utile a modificare la Costituzione senza passare attraverso il referendum). E le larghe intese dispongono di una maggioranza ben maggiore!
Ma il vero obiettivo resta il tana-libera-tutti nei confronti di molta casta. Politici non solo nazionali ma anche amministratori pubblici o locali sui quali pendono sentenze di condanna passate in giudicato o nei confronti dei quali sta per cadere la scure della giustizia (basta pensare ai recenti scandali di Sesto, dell’Umbria e del possibile aprirsi anche di un versante emiliano). Si strumentalizza l’urgenza della condizione carceraria per giungere all’impunità per reati di corruttela, l’intera gamma dei reati contro la pubblica Amministrazione (corruzione, concussione, peculato ecc. ecc.) o la violazione delle norme sul finanziamento dei partiti.
Quindi amici nessun allarme, state tranquilli, in fondo si tratterebbe di non abbandonare certe abitudini come quelle che condussero alla Cirielli e al comma “salvaladri” (ossia un codicillo di tre righe furtivamente infilato nel malloppone del maxiemendamento della Finanziaria varata nel 2006, che dimezzava la prescrizione per i reati contabili. Esattamente lo stesso contenuto di un emendamento, il 18.0.3, presentato, ma poi giudicato negativamente, a firma di Fuda Pietro; del senatore Zanda Luigi – capogruppo PD in Senato, al tempo di Letta ed altri, perché in Italia succede questo).
Da questo momento in poi sarà divertente come certi stuoini della TV e della carta stampata lucideranno i propri cannoncini spara-merda e tenteranno di cavalcare l’onda garantista e l’altra glassa del politically correct. . .appunto gli eccipienti con cui indorare un’altra pillola. . .
P.S.
Non sarebbe normale, in un paese normale, che funzioni in modo normale, sancire almeno la responsabilità politica di chi doveva fare e non ha fatto? Perché i cittadini dovranno pagare per i ritardi e le omissioni di coloro che in questi anni sono stati a capo del dicastero della giustizia? Al di là che si proceda a introdurre l’ennesimo Indulto (con o senza Amnistia), non dovremmo pretendere che Alfano vada a casa? Non c’è andato come ministro dell’Interno e non ci andrà come ex ministro di Grazia e Giustizia. . .e a noi spetteranno i rimborsi e probabilmente spetterà di vedere sottrarsi alla giustizia decine di delinquenti nominati e scelti della politica. . .e poi, dovremmo pure sentirci dire che questo è giustizialismo populista. . .e questa sarà la pillola che non riusciranno mai a indorare!

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