La lesa maestà di Augias

Basta prenderne uno e poi moltiplicarlo. Stessi schemi argomentativi, stesse ciance conformiste.
Ho letto e consiglio di leggere attentamente l’editoriale di Augias su Repubblica: “Le nuove tenebre”.
No, non si parla di mafia, di trattativa stato-mafia, di territori stuprati, di corruzione straripante, di giri di mignotte e soldi dietro la politica nazionale e locale che sta erodendo un giorno si e l’altro pure, il senso del pudore morale del paese.
No, niente di tutto ciò.

Un titolo del genere in Italia se lo becca Grillo e il m5s. I suoi elettori, i suoi eletti.
E non è un caso.

Come si fa a non avere qualche dubbio sull’operato di Grillo? E concordo pienamente con Augias che l’operazione di aprire i rubinetti al commento salace, al linguaggio postribolare sia stata calcolata a freddo. Non c’era certo bisogno di  lanciare accanto a un video che a me è sembrato tutto sommato ironico e nient’affatto volgare, un tiro al bersaglio gratuito quanto scontato, come a lasciar suppurare il comprensibile senso di schifo verso l’arroganza di questa politica.
Che sia da parte di Grillo l’ennesima mossa tattica di captatio benevolentiae verso quella parte dell’elettorato che vede il mondo attraverso la pancia, rischia di infilarmi dentro un discorso sulle strategie di Grillo che mi porta lontano.
Ora che i commenti sulla rete vengano furbescamente usati per spostare la contrapposizione politica su un terreno più neutro, su un tema più inafferrabile (dunque più manipolabile), come il sessismo, e soprattutto congeniale al PD per evitare un confronto sulle scelte più propriamente politiche, ci sta. E’ una strategia politica difensiva, ma legittima, anche se la dice lunga sui rapporti tra stampa e partiti.
Ma che dei commenti volgarotti, diventino il fondamento per edificare un’opera di criminalizzazione di un movimento o siano usati, si badi bene non per criticare ma per DELEGITTIMARE i deputati eletti, questa è un’azione tecnicamente da regime, perché lo scopo è decretare il non diritto all’esistenza stessa del m5s, inscrivendosi in una lunga lista di azioni di questo tipo che sono iniziate da quando il M5S è diventato un soggetto elettorale e che si sono moltiplicate dopo l’affermazione di un anno fa. Un regime in difesa del quale si sono ovviamente mobilitate tutte le personalità rese eminenti da un sistema mediatico e più in generale culturale, fortemente infiltrato dai partiti.
Una difesa di tipo corporativo, in favore di un sistema di potere che gli garantisce un esposizione mediatica continua da anni.
Esperto manipolatore degli strumenti retorici, costruisce una categoria, il “grillismo”, lo accosta a un’altra categoria “il fascismo” e scrive: “Anche il fascismo demoliva gli avversari col ridicolo. Li si imbottiva d’olio di ricino, poi tutti a ridere nel vedere il disgraziato torcersi. Ogni giorno il grillismo scende un po’ più giù, l’attacco alla Boldrini non è certo il livello più basso. Gente di quella risma quando tocca il fondo non ci pensa due volte: comincia a scavare”.
Gente di quella risma? Guardi Augias che quella è la rete. Non è il salottino di selezionati benpensanti pronti ad applaudire lei che presenta l’ennesima, mirabile opera di Walter Veltroni, perché tanto la produzione “culturale” è un circuito politicamente controllato.

La rete è di tutti. Anche dei volgari e degli sciocchi grazie a Dio! E chiunque può commentare anche sul blog di Grillo. E che fiocchino commenti sessisti, stupidi, volgari non è la caratteristica del blog di Grillo, ma vale anche per Facebook, per Twitter, e per mille altri siti e blog presenti sulla rete. Che non ha mai fatto sconti a nessuno, visto che analoghi florilegi sono stati per anni diretti contro  la Gelmini, la Santanchè, la  Carfagna, la Mussolini, la Minetti, la Polverini ecc. ecc. senza che ciò, però,  provocasse qualcosa in più di un’alzata di sopracciglio.
Non scrivo queste righe per giustificare questo linguaggio e rinnovo perplessità verso gli azzardi di Grillo a lasciar sfogare certi pulsioni. Però devo assumerlo fenomenologicamente e non mi basta nascondermi dietro un respingimento, perché l’impoverimento culturale di questo paese è legato a strategie di controllo politico di lungo corso che non sono certo addebitabili a Grillo, ma piuttosto chiamano in causa in primis il sistema dell’informazione – tutto! – e le mancate riforme di quegli stessi ceffi che Augias ha difeso e continua a difendere a spada tratta.
D’altronde vent’anni di berlusconismo qualcosa lasceranno pure in eredità, se la stessa segreteria del Pd  non si sottrae al fascino discreto dell’avvenenza.
Per gli eletti l’analisi si colora di scientifico. Perché i deputati grillini anzi i “soldatini obbedienti” (un’unica indistinguibile bollatura verso l’intera categoria ) sarebbero, secondo approfondite analisi antropologiche riportate, “lupi di rango superiore”, malati di narcisismo che è una forma di “ fascismo inconsapevole in senso tecnico e storico. . .anche loro preferivano l’azione, il grido, l’odore della polvere, a tacere d’altro. Un fascista vero come Francesco Storace diceva (con humour) “Il cazzotto sottolinea l’idea”. Questi, che humour non hanno, usano l’ingiuria, che l’idea si limita a scansarla”.

Pensa questo il buon Augias? Per una parola di troppo, per una reazione scomposta a un torto evidente, dopo mesi trascorsi a subire il dileggio degli altri? L’occupazione simbolica dei posti riservati al governo in Aula, davanti a una incontrovertibile forzatura costituzionale è il fascismo Augias? Che le parole siano pietre vale per tutti. O no?

Il livello è stato alzato. Qui non si tratta di discutere dell’operato del M5S, qui si ha a che fare con un manipolo di squadristi, eversori che vogliono ribaltare la democrazia. Addirittura? Mica le orribili leggi elettorali vigenti e in corso di varo (grazie al prezioso impegno di statisti del rango di Verdini), l’abuso della decretazione d’urgenza e dell’apposizione della fiducia sui decreti, gli imbrogli sui decreti contenenti più provvedimenti, gli assenteisti che hanno fatto passare lo scudo fiscale, i pianisti, i finanziamenti occulti nelle campagne elettorali, le campagne diffamatorie dei giornali pagati con i finanziamenti pubblici, le riforme costituzionali a colpi di maggioranze non votate. Questo a gente come Augias non interessa affatto. Perché è culturalmente abituato a considerare democratico solo ciò che è cooptato dal partito, il suo intangibile spazio espressivo, la sua esposizione mediatica garantita negli anni.
Stesso schema argomentativo mantiene poi su Alessandro Di Battista che, essendo nato nel 78, puzza di ventennio lontano un miglio con cotanto padre e non poteva certo ereditare le doti giornalistiche, come la fortunata Natalia.
Verso la fine una chicca: “Questi grillini, che rifiutano il bipolarismo elettorale perché non gli conviene, politicamente hanno adottato la visione rigidamente dualista dei manichei: la Luce e le Tenebre. C’è chi la proclama urlando, chi l’accompagna con gesti osceni, chi come Di Battista la dichiara soavemente. ..

Rifiutano pure il bipolarismo elettorale perché non gli conviene? Ma questa è una colpa inemendabile! Sono proprio da cancellare dal sistema! Se proprio dovevano suicidarsi non sarebbe stato meglio regalare il consenso raccolto a coloro contro i quali quello stesso consenso era maturato?

Ma ancora col fascismo? Ma quanto durerà questa speculazione intellettuale? Uguale e contraria a quella del cavaliere. Una specularità che non impressiona più di tanto, anzi reca conferme.

Ma c’è una domanda di fondo che la sortita di Augias suscita:
che differenza passa tra fa un sintetico Stronzo rivolto contro di lui da una persona qualunque e il suo livore sparso a piene mani?
Che differenza si nota rispetto all’incontenibile astio che trasuda dalle sue parole verso un giovane deputato che peraltro si è difeso dignitosamente da un’insinuazione capziosa che a un Augias qualunque non sarebbe stata mai rivolta?
Quale discrepanza sostanziale è dato cogliere rispetto al sordo risentimento indifferenziato verso un intero movimento?
C’è una distanza valoriale forse tra l’espressione diretta, brutale non filtrata di un qualunque signor x e l’eloquio dotto di un Augias?
Perché un sano, liberatorio, genuino vaffanculo, per quanto ingiusto o infondato possa essere, è così esecrabile rispetto a una montatura che per quanto elegante, può essere altrettanto ingiusta o infondata?
Non è forse l’eco di quel classismo tipico di certa sinistra italiana, che usa la cultura per sovra-rappresentarsi?
Che non si sporca le mani, che ha la pretesa soverchiante di demarcare unilateralmente le categorie espressive?
L’articolo della Oppo sull’Unità non è forse altrettanto offensivo del un giudizio di quel cittadino che definisce Augias “scrittore della Kasta”?
Il diritto di critica è riservato ad alcuni? Alla kasta appunto?
Chi stabilisce queste classifiche? Chi le certifica?
Se Di Battista, come dice Augias, lancia soavemente insulti terribili e per terribili allude ad aggettivi come condannato, falsone, pollo da batteria, come classifica il suo soldatini obbedienti?
Lui, l’inarrivabile intellettuale  può permettersi il lusso di dare deliberatamente del fascista e un cittadino commette lesa maestà a dargli del rincoglionito?

L’arroganza vera di Augias non sta nell’insultare a sua volta. Perché ne avrebbe piena legittimità, anche per rintuzzare gli insulti altrui. Si muoverebbe dentro un sacrosanto diritto di difesa.
La boria risiede nello stabilire arbitrariamente ciò che è insulto, distinguendo unilateralmente ciò che lo è da ciò che non lo è. Senza contare che essendo in possesso di strumenti culturali e intellettuali cospicui, nonché una visibilità infinitamente maggiore, forse e dico forse è più colpevole, dello sfogo scomposto della rete.
Quanto manca Pasolini a questo paese!
La gratuita porta in faccia a Grillo di Ernesto Ferrero al salone del libro di Torino non è forse linciaggio?
Questa di Augias  è una reazione di pancia. Ne più, ne meno di quelle che appaiono sulla rete.
Se ne faccia una ragione.
L’odio e il rancore non cambiano sotto le belle parole. Possono essere dettate da sentimenti o da ragioni differenti e allora io parteggio per la rete.

Uno vale Uno. Democrazia 2.0

E’ per questo che l’immagine del suo libro nel caminetto mi ha provocato un certo fastidio. E’ stato un modo improvvido e inconsapevole di dare visibilità e importanza a qualcosa che probabilmente non le merita.

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