L’anti-corruzione al servizio del birbone!

Ore 19.00 RAI 1 Inizia “La ghigliottina”. Presenta Laura Boldr….no, ehm scusate Carlo Conti.

ARMANI

ACCIAIO

TRIGONOMETRIA

MOZART

TINTO BRASS

WONDERBRA

Dunque vediamo se fila:
Sempre di moda come Armani, inossidabile come l’Acciaio, sinonimo della figura trigonometrica di Tangente, tollerata perché “Così fan tutte” (Mozart), ma lo sosteneva pure Tinto Brass  e infine come il Wonderbra, nascosto ma utile sostegno. Alla politica.
Ma certo, come no! La corruzione!
Vecchia, cara amica di sempre. E’ da quando sei bambino che la senti pronunciare. Non c’è discorso politico che non la citi. Che sia al bar o in televisione, sotto l’ombrellone, o nelle sale d’aspetto, perché diciamoci la verità la corruzione è uno di quei simboli identitari, che ci fa sentire fratelli, più della bandiera. Uno di quei luoghi mentali che ci portiamo dietro per sempre, come gli anni 60. . .

Bustarella di luna. . .

bustarella color latte. . .

li nascosta tra le palle. . .

non vai mai dietro le sbarre. . .

e anche se la bustarella è piena . . .

la tua fedina è candida. . .

Secondo la classifica 2011 di Transparency international, l’Italia è al 69esimo posto per corruzione percepita.

Recentissimamente poi il monito dell’U.E., con una relazione che evidenzia come solo nel 2012 sono scattate indagini penali e ordinanze di custodia cautelare nei confronti di esponenti politici locali in circa metà delle 20 Regioni italiane, sono stati sciolti 201 consigli municipali, di cui 28 dal 2010 per presunte infiltrazioni criminali e più di 30 deputati della precedente legislatura sono stati indagati per reati collegati a corruzione o finanziamento illecito ai partiti.

E’ per questo che ci urtano un po’ queste indebite interferenze negli affari nostri    …”fatt i cazz tuoie” !

Ma che sono queste classifiche ? A noi, poi che siamo affezionati  alla superclassifica show. . .maurizio seymandi. . .supertelegattoneeeee? Miaooooooo

E’ per questo che con sforzi sovrumani e indicibili pene, giungiamo di tanto in tanto a metterci mano.

Perché lo vogliono gli altri, si, perché a noi. . .ma che ce frega,  ma che ce ‘mporta. . .si l’oste ar vino, c’ha messo l’acqua. . .aho!

Riprendiamo il filo, senza  andare troppo lontano.
Era solo un anno e mezzo fa, il 28 novembre A.G. (che sta per Ante Grillo)  quando le larghe intese producevano questa memorabilia della legge 190.
Da La Repubblica era partita l’iniziativa. .con nobili intenzioni, tante firme. Pensa perfino Massimo Mauro!
E chi potrebbe astenersi allora se c’è Massimo Mauro!?
Poi finalmente il varo: 28 novembre scorso, L.190/2012,  in un Parlamento in cui sono presenti oltre 100 tra imputati e indagati per reati, nella maggiore parte dei casi, di corruttela. (E’ la stessa maggioranza non votata che ha modificato l’art. 81 Cost., introducendo la parità di bilancio, senza bisogno di referendum confermativo!).
Due chicche.

Falso in bilancio? Naaaa!

La nuova legge varata dalla “strana maggioranza” Pdl-Pd sotto l’esecutivo di Monti è la solita pappetta non solo inutile, ma peggiorativa.
Guarda caso non re-introduce il principale strumento di lotta alla corruzione: il Falso in Bilancio che non solo è un reato che dovrebbe tutelare la veridicità di un bilancio di una società – che è rilevante non solo per i soci, ma anche per i creditori e i debitori di quella società – ma è il reato “mezzo” o “spia” per rilevare la corruzione.
Infatti la corruzione si sostanzia in un accordo e il reato è una fattispecie plurisoggettiva, che punisce sia il corruttore che il corrotto e quindi nessuno ha interesse a denunciarlo. Di conseguenza si riesce a intercettarlo quasi sempre solo se si verifica l’esistenza di fondi neri, che vengono costituiti attraverso la falsificazione dei bilanci. Solo nel caso in cui sia penalmente rilevante, l’inquirente subentra, procede per atti istruttori (p.e. sequestro delle azioni, etc. etc), indaga sulla falsificazione del bilancio e accerta la prodromica costituzione di fondi neri, plausibilmente utilizzati per corrompere.
Una leggina, dunque. Ma per Andrea Orlando (responsabile giustizia del PD, poi ministro per l’ambiente con Letta e poi finalmente ministro Guardasigilli!) era solo un primo passo, visto l’impegno che la ministra P. Severino si era presa di mettere in agenda la reintroduzione del reato di falso in bilancio. Cioè non capisco. Tu fai una legge anti corruzione, nella quale dimezzi la concussione, eviti di reintrodurre il falso in bilancio e parli di primo passo?
Un bel “Benvenuto” per gli investimenti dall’estero a cui dite di tenere tanto!
La storia del falso in bilancio è uno spaccato eloquente di chi conta in questo Paese. Se il solito Berlusconi aveva infatti depenalizzato il falso in bilancio nel 2002 (L.61/2002), come mai dal 2006 al 2008 (interregno sinistrorso) nessuno si è preoccupato di ripristinarla? Non è che forse, dico forse, non se ne avvertisse l’urgenza, visto che una certa libertà di manovra, una certa tolleranza andava concessa agli amici imprenditori?
La depenalizzazione del reato di falso in bilancio, in realtà,  fu ispirata da una nutrita rappresentanza della classe imprenditoriale del paese, come risulta dall’accorato appello che seguì la condanna di Cesare Romiti condannato per falso in bilancio, frode fiscale, finanziamento illecito ai partiti.
In una lettera sottoscritta da questi signori, che blaterano ancora nelle televisioni, riscuotendo un certo credito da velina, vi si chiedeva di “. . .escludere dal perimetro delle responsabilità operative i fatti che abbiano una rilevanza marginale rispetto alle dimensioni dei conti delle imprese”. Cioè, se la manomissione di un bilancio riguarda qualche centinaia di migliaia di euro su un bilancio di qualche milione, non deve essere penalmente sanzionato. Una solidarietà che diventerà legge nel 2002. E nel 2003, infatti, la condanna a Romiti sarà revocata perché il fatto non costituisce più reato”. Firmatari della lettera:

ben quarantacinque esponenti dell’élite capitalistica italiana, tra i quali:

Piero Antinori, Antoine Bernheim, Enrico Bondi, Giancarlo Cerruti, Enrico Cuccia, Diego Della Valle, Ennio Doris, Giuseppe Gazzoni, Luigi Lucchini, Achille Maramotti, Alfio Marchini, Vittorio Merloni, Leonardo Mondadori, Letizia Moratti, Giannola Nonino, Umberto Nordio, Sergio Pininfarina, Andrea Riffeser Monti, Aldo Braghetti Peretti, Gianmario Rossignolo, Gianfranco Zoppas.
C’è qualcuno tanto per bene a cui affidare un piano di tagli inferti al Paese per caso? Eppure alcuni di questi continuano a presenziare la scena politica, da soli o all’ombra del nuovo che avanza!

Concussione che passione!

Qui la scelta è chiara. Perché tocca interessi molto specifici.
Si passa dalla vecchia fattispecie unitaria della concussione prevista nel c.p. (reato più grave tra quelli contro la P.A.) a uno spacchettamento inspiegabile (o spiegabilissimo, come vedremo), per cui si  introduce una distinzione fra una concussione per costrizione e una concussione per induzione considerata più blanda, laddove invece la richiesta subdola, indiretta, obliqua, è proprio quella più diffusa.
Da qui, l’abbassamento delle pene per questa seconda ipotesi (da 4-12 anni a 3-8 anni) che fa scattare la conseguente riduzione dei tempi di prescrizione. Et voilà!
Perché il dimezzamento della prescrizione fa “tana-libera-tutti!” per il brutto impiccio di Sesto. Versante PD!
La legge anti-corruzione, infatti incide eccome sui processi in corso, a favore degli «imputati eccellenti». Il governo e i partiti lo sapevano, ma sono andati avanti lo stesso, mescolando bugie e ipocrisie. Con i tempi di prescrizione dimezzati, la fanno franca gente come Penati, Vimercati (Coop). . .
Penati a un certo punto poi fa annunci pubblici in cui dichiara che non se ne sarebbe servito.
Poi, invece diserterà il dibattimento (ne più ne meno di Ruby!!!) e si porta a casa il proscioglimento per intervenuta prescrizione!
Inoltre il gup del Tribunale di Monza Giovanni Gerosa ha  dichiara estinto per prescrizione il reato di concussione che riguarda il presunto giro di tangenti relativo alle aree ex Falck e Marelli e cioè una delle vicende centrali dell’inchiesta dei pm Walter Mapelli e Franca Macchia. In questo modo sono usciti dal procedimento il vicepresidente del Consorzio Cooperative Costruttori Omer Degli Esposti, e Gianpaolo Salami e Francesco Aniello, altri due rappresentanti delle Coop, e si è alleggerita la posizione di Vimercati.

Ma quale casta!? E’ solo un invenzione di Grillo!!!!

La lesa maestà di Augias

Basta prenderne uno e poi moltiplicarlo. Stessi schemi argomentativi, stesse ciance conformiste.
Ho letto e consiglio di leggere attentamente l’editoriale di Augias su Repubblica: “Le nuove tenebre”.
No, non si parla di mafia, di trattativa stato-mafia, di territori stuprati, di corruzione straripante, di giri di mignotte e soldi dietro la politica nazionale e locale che sta erodendo un giorno si e l’altro pure, il senso del pudore morale del paese.
No, niente di tutto ciò.

Un titolo del genere in Italia se lo becca Grillo e il m5s. I suoi elettori, i suoi eletti.
E non è un caso.

Come si fa a non avere qualche dubbio sull’operato di Grillo? E concordo pienamente con Augias che l’operazione di aprire i rubinetti al commento salace, al linguaggio postribolare sia stata calcolata a freddo. Non c’era certo bisogno di  lanciare accanto a un video che a me è sembrato tutto sommato ironico e nient’affatto volgare, un tiro al bersaglio gratuito quanto scontato, come a lasciar suppurare il comprensibile senso di schifo verso l’arroganza di questa politica.
Che sia da parte di Grillo l’ennesima mossa tattica di captatio benevolentiae verso quella parte dell’elettorato che vede il mondo attraverso la pancia, rischia di infilarmi dentro un discorso sulle strategie di Grillo che mi porta lontano.
Ora che i commenti sulla rete vengano furbescamente usati per spostare la contrapposizione politica su un terreno più neutro, su un tema più inafferrabile (dunque più manipolabile), come il sessismo, e soprattutto congeniale al PD per evitare un confronto sulle scelte più propriamente politiche, ci sta. E’ una strategia politica difensiva, ma legittima, anche se la dice lunga sui rapporti tra stampa e partiti.
Ma che dei commenti volgarotti, diventino il fondamento per edificare un’opera di criminalizzazione di un movimento o siano usati, si badi bene non per criticare ma per DELEGITTIMARE i deputati eletti, questa è un’azione tecnicamente da regime, perché lo scopo è decretare il non diritto all’esistenza stessa del m5s, inscrivendosi in una lunga lista di azioni di questo tipo che sono iniziate da quando il M5S è diventato un soggetto elettorale e che si sono moltiplicate dopo l’affermazione di un anno fa. Un regime in difesa del quale si sono ovviamente mobilitate tutte le personalità rese eminenti da un sistema mediatico e più in generale culturale, fortemente infiltrato dai partiti.
Una difesa di tipo corporativo, in favore di un sistema di potere che gli garantisce un esposizione mediatica continua da anni.
Esperto manipolatore degli strumenti retorici, costruisce una categoria, il “grillismo”, lo accosta a un’altra categoria “il fascismo” e scrive: “Anche il fascismo demoliva gli avversari col ridicolo. Li si imbottiva d’olio di ricino, poi tutti a ridere nel vedere il disgraziato torcersi. Ogni giorno il grillismo scende un po’ più giù, l’attacco alla Boldrini non è certo il livello più basso. Gente di quella risma quando tocca il fondo non ci pensa due volte: comincia a scavare”.
Gente di quella risma? Guardi Augias che quella è la rete. Non è il salottino di selezionati benpensanti pronti ad applaudire lei che presenta l’ennesima, mirabile opera di Walter Veltroni, perché tanto la produzione “culturale” è un circuito politicamente controllato.

La rete è di tutti. Anche dei volgari e degli sciocchi grazie a Dio! E chiunque può commentare anche sul blog di Grillo. E che fiocchino commenti sessisti, stupidi, volgari non è la caratteristica del blog di Grillo, ma vale anche per Facebook, per Twitter, e per mille altri siti e blog presenti sulla rete. Che non ha mai fatto sconti a nessuno, visto che analoghi florilegi sono stati per anni diretti contro  la Gelmini, la Santanchè, la  Carfagna, la Mussolini, la Minetti, la Polverini ecc. ecc. senza che ciò, però,  provocasse qualcosa in più di un’alzata di sopracciglio.
Non scrivo queste righe per giustificare questo linguaggio e rinnovo perplessità verso gli azzardi di Grillo a lasciar sfogare certi pulsioni. Però devo assumerlo fenomenologicamente e non mi basta nascondermi dietro un respingimento, perché l’impoverimento culturale di questo paese è legato a strategie di controllo politico di lungo corso che non sono certo addebitabili a Grillo, ma piuttosto chiamano in causa in primis il sistema dell’informazione – tutto! – e le mancate riforme di quegli stessi ceffi che Augias ha difeso e continua a difendere a spada tratta.
D’altronde vent’anni di berlusconismo qualcosa lasceranno pure in eredità, se la stessa segreteria del Pd  non si sottrae al fascino discreto dell’avvenenza.
Per gli eletti l’analisi si colora di scientifico. Perché i deputati grillini anzi i “soldatini obbedienti” (un’unica indistinguibile bollatura verso l’intera categoria ) sarebbero, secondo approfondite analisi antropologiche riportate, “lupi di rango superiore”, malati di narcisismo che è una forma di “ fascismo inconsapevole in senso tecnico e storico. . .anche loro preferivano l’azione, il grido, l’odore della polvere, a tacere d’altro. Un fascista vero come Francesco Storace diceva (con humour) “Il cazzotto sottolinea l’idea”. Questi, che humour non hanno, usano l’ingiuria, che l’idea si limita a scansarla”.

Pensa questo il buon Augias? Per una parola di troppo, per una reazione scomposta a un torto evidente, dopo mesi trascorsi a subire il dileggio degli altri? L’occupazione simbolica dei posti riservati al governo in Aula, davanti a una incontrovertibile forzatura costituzionale è il fascismo Augias? Che le parole siano pietre vale per tutti. O no?

Il livello è stato alzato. Qui non si tratta di discutere dell’operato del M5S, qui si ha a che fare con un manipolo di squadristi, eversori che vogliono ribaltare la democrazia. Addirittura? Mica le orribili leggi elettorali vigenti e in corso di varo (grazie al prezioso impegno di statisti del rango di Verdini), l’abuso della decretazione d’urgenza e dell’apposizione della fiducia sui decreti, gli imbrogli sui decreti contenenti più provvedimenti, gli assenteisti che hanno fatto passare lo scudo fiscale, i pianisti, i finanziamenti occulti nelle campagne elettorali, le campagne diffamatorie dei giornali pagati con i finanziamenti pubblici, le riforme costituzionali a colpi di maggioranze non votate. Questo a gente come Augias non interessa affatto. Perché è culturalmente abituato a considerare democratico solo ciò che è cooptato dal partito, il suo intangibile spazio espressivo, la sua esposizione mediatica garantita negli anni.
Stesso schema argomentativo mantiene poi su Alessandro Di Battista che, essendo nato nel 78, puzza di ventennio lontano un miglio con cotanto padre e non poteva certo ereditare le doti giornalistiche, come la fortunata Natalia.
Verso la fine una chicca: “Questi grillini, che rifiutano il bipolarismo elettorale perché non gli conviene, politicamente hanno adottato la visione rigidamente dualista dei manichei: la Luce e le Tenebre. C’è chi la proclama urlando, chi l’accompagna con gesti osceni, chi come Di Battista la dichiara soavemente. ..

Rifiutano pure il bipolarismo elettorale perché non gli conviene? Ma questa è una colpa inemendabile! Sono proprio da cancellare dal sistema! Se proprio dovevano suicidarsi non sarebbe stato meglio regalare il consenso raccolto a coloro contro i quali quello stesso consenso era maturato?

Ma ancora col fascismo? Ma quanto durerà questa speculazione intellettuale? Uguale e contraria a quella del cavaliere. Una specularità che non impressiona più di tanto, anzi reca conferme.

Ma c’è una domanda di fondo che la sortita di Augias suscita:
che differenza passa tra fa un sintetico Stronzo rivolto contro di lui da una persona qualunque e il suo livore sparso a piene mani?
Che differenza si nota rispetto all’incontenibile astio che trasuda dalle sue parole verso un giovane deputato che peraltro si è difeso dignitosamente da un’insinuazione capziosa che a un Augias qualunque non sarebbe stata mai rivolta?
Quale discrepanza sostanziale è dato cogliere rispetto al sordo risentimento indifferenziato verso un intero movimento?
C’è una distanza valoriale forse tra l’espressione diretta, brutale non filtrata di un qualunque signor x e l’eloquio dotto di un Augias?
Perché un sano, liberatorio, genuino vaffanculo, per quanto ingiusto o infondato possa essere, è così esecrabile rispetto a una montatura che per quanto elegante, può essere altrettanto ingiusta o infondata?
Non è forse l’eco di quel classismo tipico di certa sinistra italiana, che usa la cultura per sovra-rappresentarsi?
Che non si sporca le mani, che ha la pretesa soverchiante di demarcare unilateralmente le categorie espressive?
L’articolo della Oppo sull’Unità non è forse altrettanto offensivo del un giudizio di quel cittadino che definisce Augias “scrittore della Kasta”?
Il diritto di critica è riservato ad alcuni? Alla kasta appunto?
Chi stabilisce queste classifiche? Chi le certifica?
Se Di Battista, come dice Augias, lancia soavemente insulti terribili e per terribili allude ad aggettivi come condannato, falsone, pollo da batteria, come classifica il suo soldatini obbedienti?
Lui, l’inarrivabile intellettuale  può permettersi il lusso di dare deliberatamente del fascista e un cittadino commette lesa maestà a dargli del rincoglionito?

L’arroganza vera di Augias non sta nell’insultare a sua volta. Perché ne avrebbe piena legittimità, anche per rintuzzare gli insulti altrui. Si muoverebbe dentro un sacrosanto diritto di difesa.
La boria risiede nello stabilire arbitrariamente ciò che è insulto, distinguendo unilateralmente ciò che lo è da ciò che non lo è. Senza contare che essendo in possesso di strumenti culturali e intellettuali cospicui, nonché una visibilità infinitamente maggiore, forse e dico forse è più colpevole, dello sfogo scomposto della rete.
Quanto manca Pasolini a questo paese!
La gratuita porta in faccia a Grillo di Ernesto Ferrero al salone del libro di Torino non è forse linciaggio?
Questa di Augias  è una reazione di pancia. Ne più, ne meno di quelle che appaiono sulla rete.
Se ne faccia una ragione.
L’odio e il rancore non cambiano sotto le belle parole. Possono essere dettate da sentimenti o da ragioni differenti e allora io parteggio per la rete.

Uno vale Uno. Democrazia 2.0

E’ per questo che l’immagine del suo libro nel caminetto mi ha provocato un certo fastidio. E’ stato un modo improvvido e inconsapevole di dare visibilità e importanza a qualcosa che probabilmente non le merita.

Conventio ad excludendum

Ossia come ti faccio fuori il terzo incomodo. O meglio scomodo.  Ovverosia Grillo.
Facendo della legge elettorale l’ulteriore baluardo del consolidato sistema politico PD PDL, in vigore da vent’anni e prospetticamente destinato a fondersi. Una liaison d’amour accudita e protetta da una bipolarità apparente, quanto fortificata e riproposta sotto novelle spoglie anche in questi mesi.
Un assetto di potere che si fa evidente, guarda caso, nei passaggi critici dell’elezione del Presidente della Repubblica e della legge elettorale. Tutto il resto è teatro. Nonostante tutta l’informazione main streaming non faccia altro da mesi che decantare le doti di Renzi, preparando il terreno alla sua discesa in campo e il suo inconfondibile savoir-faire, la verità è che la sedicente profferta di collaborazione semplicemente non esiste.
I segretari del PD – Bersani prima e Renzi oggi – si sono mossi da una comune presunzione di superiorità, come se i loro voti fossero golden share rispetto a quelli degli altri, non avanzando in realtà nessuna proposta di collaborazione, semmai richieste di adesione, che si tratti della fiducia al governo, che si tratti delle proprie proposte, in assenza per quest’ultime anche di inviti formali e comunque sempre fuori dalle sedi istituzionali. E la differenza non è da poco.
Il dibattito viene continuamente riportato sul metodo. Ovverosia sui rapporti tra Renzi il “modernizzatore” (era l’etichetta craxiana) e Grillo “il manicheo”, sull’indisponibilità del secondo al dialogo, sull’esistenza di fronde interne, sulla necessità/opportunità di sedersi a un tavolo e via dicendo.

E si ripropone, infatti anche in questo caso, uno schema analogo a quello che si ebbe in occasione del mancato sostegno del M5S al Governo Bersani, quando lo stesso Bersani dimostrò di aver sottovalutato le forze egemoniche nel PD, che si palesarono nei giorni successivi  – e tuttora presenti – e che spingevano verso le larghe intese, preferendo un’alleanza anche scomoda con Berlusconi, piuttosto che il dirompente Grillo – http://tv.ilfattoquotidiano.it/2013/07/08/pd-bersani-mica-io-volevo-far-lalleanza-con-grillo-son-mica-matto/238982/. Ma va?!

Tutti o quasi, infatti, stanno sottovalutando un aspetto che invece è dirimente per l’intera questione: l’opzione tra sistemi che blindino il bipolarismo e sistemi che ammettano una maggior distribuzione di peso politico. Opzione che non coincide perfettamente, ma approssimativamente, con quella tra sistemi maggioritari e sistemi proporzionali. E’ questo il reale terreno di scontro tra il M5S e le altre forze politiche. Almeno quelle di maggioranza (ed ex maggioranza come Forza Italia).
Si sa che nel M5S, nelle piazze e nei forum è sempre prevalsa una netta preferenza verso il proporzionale (come poi confermato nella votazione degli iscritti la scorsa settimana), cosa che è assolutamente inconcepibile, laddove la bipolarità va corazzata a tutti i costi. Non è casuale che Renzi e Berlusconi si siano trovati velocemente in accordo, perché concordano sull’opzione generale, la bipolarità schiacciante.
E’ evidente l’idea comune di una legge elettorale che vada nel senso di lasciar precipitare il peso della scelta. E che in nome della governabilità, assurta a totem, debba essere sacrificato qualunque afflato democratico, viene denunciato anche da una nutrita schiera di costituzionalisti di prim’ordine che rimarcano anche il tradimento dello spirito costituzionale di cui la recente sentenza della Corte di è fatta interprete: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/26/italicum-carlassare-la-governabilita-e-un-artificio-per-garantire-la-conservazione-del-potere/858298/
Il gioco mediatico infatti punta su un assiomatico collegamento tra governabilità e bipolarità, oscurando il prezzo altissimo che ciò farebbe pagare all’elettorato italiano. Che è quanto meno tripolare come ha sostenuto invano in queste settimane la voce autorevolissima Gianfranco Pasquino. Si vogliono spuntare i cittadini, privarli di uno strumento, il principale, di incidere realisticamente nel sistema politico, sottrargli la possibilità di rimuovere il blocco di potere PD-PDL. Italiani messi in ginocchio ancora una volta dal voto al meno peggio, “castizzando” ancora di più i due partiti e le loro sfere di influenza. Perché al Nazareno due conti della serva se li sono fatti eccome. E’ con assoluta probabilità che il PD risulti sempre tra i primi due partiti e che quindi, anche qualora non riesca  a superare la soglia del 35% che gli garantirebbe il premio di maggioranza, partecipi sempre al ballottaggio e in entrambi i casi porterebbe a casa l’intera posta. Se il ballottaggio dovesse essere PD – M5S non c’è ombra di dubbio come l’elettorato PDL si sposti in massa verso Renzi. Al contrario se si dovesse verificare un ballottaggio PD-PDL, è probabile un altissimo astensionismo e/o un triste voto al meno peggio che trasmigrerebbe probabilmente, in maggior percentuale verso il PD. Quindi discorso chiuso. Questo ordine soddisferebbe, infatti,  diversi obiettivi: 1) mettere il PD nella condizione di vincere sempre; 2) “normalizzare” il voto, ossia eliminare dalle sedi decisionali partiti/movimenti che non rispondano ai canoni partitici tradizionali, evitando intrusioni nelle sedi decisionali che possano mettere in discussione il sistema dato, economico o sociale scelto da registi esterni, che si chiamano di volta in volta poli economici e/o finanziari o agenzie trasnazionali, che sono il braccio di quei poteri al livello planetario.
Come si fa a non vedere in ciò un disegno restauratore? E’ così remoto il rischio di retrocedere nuovamente dentro un sistema politico bloccato come quello che vide la DC governare ininterrottamente per 40 anni, sia pur sotto altri presupposti?
I PRECEDENTI
Una bozza di legge elettorale era già stata predisposta dal M5S a settembre (la riunione dei gruppi c’è stata il 4, per l’esattezza), che tratteggiava un sistema proporzionale con piccole circoscrizioni, con ripartizione classica (metodo d’Hondt). Escludeva il premio di maggioranza e introduceva uno sbarramento al 2%, aspetti sui quali però, i gruppi parlamentari avrebbero atteso le indicazioni degli iscritti.
I deputati grillini, infatti, preparano la bozza e il test con i quesiti del referendum interno, per giungere a un disegno di legge ma sanno che gli altri partiti non sono disposti a votare la proposta del M5S, tanto che Giulia Sarti dice espressamente che la questione sulla legge elettorale sarebbe stata fatta slittare a data da destinarsi e sicuramente dopo la sentenza della Corte costituzionale sul Porcellum, perché per gli altri non è un’emergenza. http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/09/04/m5s-e-metodo-rodota-legge-elettorale-votata-dal-web/.
Esemplare poi l’episodio di Giachetti, quando i deputati PD, ritirarono le firme alla mozione Giachetti che chiedeva l’abrogazione del Porcellum (già sub iudice costituzionale e diffusamente considerato una porcata) e il ritorno in vigore del mattarellum.  I deputati M5S parteciparono attivamente, unendosi agli altri (34 PD, 4 sel-gruppo misto), quindi nessuna preclusione.
E arriviamo al punto:
Come mai Renzi, nelle sue proposte non prende per nulla in considerazione l’ipotesi che potrebbe piacere al M5S? In fondo è pronto a negoziare su un punto delicatissimo come le preferenze con Berlusconi e non c’è neanche una piccola esca per attrarre a un confronto il M5S.
Come mai la strada che porta verso Grillo viene sempre saltata velocemente e si punta sempre ad accordi con Berlusconi?  Per quanto tempo ancora funzionerà la menzogna della necessità, della velocità? Sono vent’anni che suonano la stessa nota e gli italiani?
I gruppi parlamentari del M5S hanno espresso disponibilità a discutere di legge elettorale solo davanti a un ddl nella Commissione affari istituzionali. Piaccia o non piaccia è una procedura ritenuta più trasparente da chi ha preso più di 7 milioni di voti. Non sembra una richiesta eversiva! Se Renzi si presenta lì con in tasca un accordo già preso, quale sarebbe il margine negoziale del M5S ? la risposta è univoca: Nessuno! Il M5S rivendica la centralità del Parlamento, il luogo degli eletti. E’ un istanza così terribile?
Se la legge elettorale è una legge ordinaria, è comunque fondamentale, perché converte l’articolazione del corpo elettorale in effettivo peso politico. Non merita forse un lavoro di convergenza politica più ampia? In quali democrazie si modifica la carta costituzionale o si cambia legge elettorale a colpi di maggioranza? C’è scritto forse questo nella nostra Costituzione?
Segnali, questi, che insieme ad altri, tratteggiano una strategia superiore di graduale restringimento degli spazi di democrazia nel paese, l’instaurazione di un regime a basso grado di democrazia. Un regime soft, ma sempre regime, dentro un apparato formalmente democratico.
Se metto insieme i continui strappi al sistema costituzionale (basta guardare le elezioni di Napolitano, i governi tecnici, le larghe intese, le guarentigie costituzionali usate come scudo di insindacabilità – vedi le intercettazioni a Napolitano – le modifiche alla Costituzione a colpi di maggioranza, e la stessa modifica dell’art. 138) le leggi elettorali congegnate ad uso e consumo di una maggioranza, un sistema dell’informazione lottizzato e polarizzato dagli stessi blocchi che compongono la maggioranza (informazione ma più in generale della cultura, perché i gruppi editoriali aggregano mezzi di informazione, case editrici, produzione e distribuzione cinematografica, i principali eventi culturali – mondo teatrale, musica, lo stesso sport), la diffusissima pratica del voto di scambio che favorisce il potere negoziale delle forze tradizionali più collegate alle economie locali , il graduale svuotamento delle sedi decisionali elettive, in favore di distanti, opache strutture sovranazionali, quello che esce fuori non è proprio un bel quadretto. . .

MANIFESTO

 UN’IDEA.

UN BLOG PER SOSTENERLA. 

DA QUI GIÙ, IN BASSO. DOWN UNDER. 

CON TUTTA LA NON NEUTRALITÀ DEGLI ONESTI. 

PARTECIPAZIONE E DUNQUE DEMOCRAZIA. DI QUESTO SI TRATTA. 

NO, NON QUELLA SCRITTA E RECITATA NELLA COSTITUZIONE. 

QUELLA ALTA, SOLENNE, FORMALIZZATA NEGLI ELENCHI DI PRINCIPI LASCIATA A FARE DA SFONDO.

MA QUELLA ATTIVA, IN MOVIMENTO, APPUNTITA.

DA OPPORRE O DA CONDIVIDERE. 

QUELLA CHE SI MISURA CON LA POSSIBILITÀ EFFETTIVA, NON SOLO TEORICA,  DI STARE DENTRO QUALUNQUE PROCESSO CHE CI RIGUARDI.

QUALUNQUE! 

CHE SIA GRANDE COME LA STORIA, CHE SIA PICCOLO COME I NOSTRI IRIDI. 

RIPRENDIAMOCI LE IDEE, L’IDEA. 

SE IL CIELO SI STA ABBASSANDO COME UN SIPARIO E IO NON RIESCO A DIRE DI CHI È LA COLPA, C’È QUALCOSA CHE NON VA.  

ABBIAMO COSTRUITO MACCHINE COSÌ ENORMI E COMPLESSE CHE NON CONTROLLIAMO E SEGUONO TRAIETTORIE CHE SI SOTTRAGGONO ALLA NOSTRA INTELLIGENZA.

AFFIDATE A PILOTI CHE LE MACCHINE STESSE SI SONO SCELTI. 

NON È CHE MI RITROVO A ESSERE PREDA SENZA SAPERLO? 

POTREI ALMENO PROVARE A DIFENDERMI. 

SCAPPARE, DISSIMULARMI, CONFONDERMI, MIMETIZZARMI, O RINGHIARE. 

LO SPAZIO DELLA SCELTA SCEMA VELOCEMENTE.

E’ UNA CORSA CONTRO IL TEMPO. 

L’ECONOMIA INGHIOTTE PEZZI DI POLITICA.  

E LA COSA PEGGIORE È CHE LO FA CON IL CONSENSO DELLA POLITICA. 

MA DOVE SIETE FINITI TUTTI QUANTI? 

ABBIAMO O NO UNA VISIONE DI RISERVA?

ALMENO UN’IDEOLOGIA POST-IDEOLOGIA! 

AL CONTRARIO TANTE FACCE.

DOVUNQUE.

IL DIBATTITO SI ATTORCIGLIA SULLE FACCE E LE IDEE DILUISCONO.

SI RELATIVIZZANO ALLA VELOCITÀ DELLA LUCE.

E FINISCONO ESPOSTE NELLE VETRINE, PRONTE AD ESSERE NEGOZIATE. AD ESAURIMENTO DELLE SCORTE DI MAGAZZINO. 

QUESTO SPIEGA L’INSANA PASSIONE VERSO IL NEGOZIATORE, LA CUI LEGITTIMAZIONE PRESCINDE DAL LEGAME ANCHE SOLO IMPLICITO CON L’IDEA E QUINDI NON IMPORTA FINO A CHE PUNTO POSSA SPINGERSI. 

DIVENTA QUESTO IL PARADIGMA NUOVO DI QUALCOSA CHE DELLA DEMOCRAZIA HA SOLO I RITUALI E LE INSEGNE, MA NON IL SENSO. 

DEMOCRAZIA “SMART”.

QUELLI CHE VOLEVANO MANGIARCI HANNO GIA’ SVUOTATO LE CIOTOLE DI SALATINI E STANNO DISCETTANDO SULLO SPRITZ. SALTERANNO L’ANTIPASTO E VOGLIONO GIUNGERE VELOCEMENTE AL PRIMO.

QUELLI CHE SI ERANO INCARICATI DI SALVARCI GIURANO E SPERGIURANO, CON LE MANI SULLE PALLE, SULLA LORO DESTREZZA NELL’OTTENERE TUTTO L’IMPLORABILE.

QUELLI CHE DOVEVANO LENIRE IL NOSTRO STRAZIO, DISPREZZANO IL NOSTRO STRAZIO E DISERTANO GLI APPUNTAMENTI.

SEMPLICEMENTE TROVANO PIU’ EFFICIENTE PASSARE L’INTERA GIORNATA A DIGITARE TWOOSH DI CONFORTO.

E A CACARE PILLOLE RIVESTITE DI LUCIDA PELLICOLA INERTE.

E I CUI ECCIPIENTI SONO DI VOLTA IN VOLTA UN PAROSSISMO DI POLITICAMENTE CORRETTO, L’IPERALIMENTAZIONE DELL’URGENZA, L’EREZIONE DI VINCOLI ESTERNI. TUTTA GLASSA SULLE COSCIENZE.

IL CUORE E’ PRINCIPIO ATTIVO DI MALEDETTA CONSERVAZIONE

E ORA. . . 

Indulto o Amnistia, purché sia. . . Basta un poco di zucchero e la pillola va giu’, la pillola va giu’, la pillola va giu’. . .

Principio attivo: pararsi il culo

Eccipienti: urgenza e politically correct. 

Intanto l’urgenza.

Che è elemento strutturale della politica. Della politica italiana sicuramente. Strumento di governo a cui hanno ricorso da sempre le nostre classi politiche. Prammatica per una politica che intende reiterare eternamente se stessa e il sottostante sistema che le produce. Discorso, quindi che vale per tutte quelle che ci sono passate sotto gli occhi.
E’ per questo che l’urgenza ha un suo inestimabile valore politico. L’urgenza va coltivata e protetta, perché è grazie ad essa che si tiene tutto fermo, che nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma, lasciando tutto intatto.
L’urgenza esige scelte veloci,  risposte immediate, a prescindere dalla loro efficienza e dal loro valore. Potrebbero essere addirittura inique, ma opportune e quindi giustificate. Perché l’urgenza assorbe ogni altra considerazione o valutazione. Nessun dibattito, nessun confronto. A tutto vantaggio di chi ha interesse a decidere prima, a prescindere e al posto di.
E’ l’urgenza, dunque, l’ombrello sotto cui si favoriscono interessi specifici rispetto agli interessi generali, e sempre l’urgenza agevola l’assuefazione all’insipienza e all’amoralità politica, contribuendo a derubricarle in prassi.
L’amoralità diventa fisiologica e il contrario tramuta in afflato populistico. Che declina anche in giustizialismo. La bollatura che ieri Berlusconi infliggeva alla sinistra manettara e togarola, ma che oggi la sinistra di governo non esita a inoltrarla a terzi.
Come ti assimilo usi e costumi! Cannibali.
La Repubblica docet!
E l’urgenza qui c’entra molto. Anzi, moltissimo.
Perché in mezzo, oltre ai poveri cristi, c’è pure moneta sonante.
Partiamo dall’emergenza carceraria. Che è innanzitutto umanitaria.
Ce lo dice la sentenza della Corte Europea dei diritti dell’Uomo, pronunciata il giorno 8 gennaio 2013 (a seguito del ricorso depositato da un certo Torreggiani insieme ad altri sette detenuti presso gli istituti di detenzione di Busto Arsizio e Piacenza,  contro lo Stato italiano per violazione dell’articolo 3 della Convenzione Europea ovvero la proibizione di trattamenti inumani e degradanti nel 2009).
Una sentenza “pilota”, si dice, quella di Sulejmanovic, che infligge condanna esemplare nei confronti dell’Italia e del suo sistema penitenziario, che dovrà essere riportato dentro i canoni europei entro maggio 2014 e a cui dovranno essere aggiunti i risarcimenti, sacrosanti, per coloro che hanno subito questo.
Ma va? Da quanto tempo in Italia si parla di carceri, di condizione carceraria inaccettabile, di carceri strapiene, di interventi urgenti e bla bla bla. . .?

La coltura dell’emergenza che porta dritti dritti alle carceri d’oro. . .perché l’urgenza impone tempi stretti, procedure alleggerite, controlli effimeri, giri obliqui di soldini e tolleranza amministrativa, come riferisce l’eloquente vicenda dell’arch. Bruno De Mico la cui condanna mazzettara nel lontanissimo 1988 (indagine che sfiorò anche Nicolazzi, Darida e Vittorino Colombo), anticipò addirittura di 4 anni tangentopoli!

Qui non c’è più decoro le carceri d’oro
ma chi l’ha mi viste chissà
chiste so’ fatiscienti pe’ chisto i fetienti
se tengono l’immunità

(F. De Andrè  “Don Raffaè”)

Emergenza=speculazione?
Yes, of course!
Nel 2009, il ricorso di Torregiani & co. rilancia la questione e la risposta sta nello stato di emergenza decretato nel 2010 su proposta di Alfano e nel piano carceri affidato a F. Ionta capo del DAP (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria,  che fu di Falcone, ministro Martelli) che già  nel 2009 aveva ricevuto la nomina di Commissario straordinario del governo con delega per le Infrastrutture carcerarie. Con superpoteri che gli consentivano di derogare ogni norma vigente su gare d’appalto, procedure di affidamento ed espropri per pubblica utilità tanto che Ionta diventa il “Bertolaso delle Carceri” con  un portafoglio da 661 milioni di euro e una delega in bianco per realizzare 9.150 nuovi posti letto entro il 2012.
Risultati? In piena emergenza umanitaria e in attesa della stangata da Strasburgo?
Zero!
Solo nel 2011 i suicidi dietro le sbarre sono stati 59 che salgono a 94 nel 2012, accompagnati da 1308 tentativi e 4615 colluttazioni.
In meno di due anni il DAP ha speso quasi un milione di euro in consulenze senza però arrivare alla posa di una sola “prima pietra”.  Dalla gestione Ionta solo appalti aperti e un milione e 760 mila euro (2010 e 2011) presumibilmente per le spese di funzionamento della struttura e consulenze, come riportato da un articolo sul periodico del Sappe (il principale sindacato della polizia penitenziaria).
Il dramma è che è un cane che si morde la coda. Infatti la corsa ai futuri cantieri sta togliendo ossigeno al resto dell’apparato carcerario. Sempre secondo i dati del Sappe per finanziare la costruzione delle nuove carceri sono stati per esempio attinti nel 2010, 100 milioni dalla Cassa delle Ammende, l’ente che finanzia i programmi di rieducazioni dei detenuti attraverso le sanzioni pecuniarie dei processi.
Andiamo proprio bene. . .
Lo sanno tutti che un’emergenza di questo tipo non può essere affrontata solo aumentando il volume del cemento. Oltre a realizzare nuove sezioni in carceri già esistenti, si potrebbe recuperare le numerose caserme dismesse presenti sul territorio nazionale, riqualificandole e restituendole ad un uso pubblico. Andrebbe riformato il codice penale e quello di procedura penale, prevedendo sanzioni alternative al carcere, rafforzare misure amministrative e dismettere misure penali deboli, favorire misure custodiali non detentive come i nuovi braccialetti elettronici, e soprattutto attuare la funzione rieducativa della pena. Un sistema che riscriva un rapporto serio tra cittadini e istituzioni. Se sbagli paghi, paghi con certezza, subito e il giusto e soprattutto hai la possibilità reale di reinserirti.
Arriviamo ai nostri giorni. . .Ionta viene sostituito dal prefetto A. Sinesio (fedelissimo della Cancellieri), che si ritrova con gli stessi poteri eccezionali a capo di un’ altrettanto imponente stazione appaltante con a disposizione 468 milioni di euro, fino a 31 dicembre 2014.
Quali prospettive?
Nuovi penitenziari e padiglioni per cui ci sarebbe già una fila di costruttori che fiutano il businness.
A latere la tentazione strisciante in ambienti governativi (è lo stesso Sinesio a parlarne) di vendere alcune, grandi carceri, come Regina Coeli a Roma o San Vittore a Milano, o ancora Piazza Lanza a Catania, o la Giudecca. Carceri Borbonici, dice. Più conveniente convertirli in alberghi o palazzi privati.
Puzza di speculazione?
Niente populismo, andiamo avanti.
Il decreto “svuota penitenziari” in via di conversione in Senato conferisce sino al 31 dicembre 2014 poteri abnormi al commissario straordinario per le Infrastrutture carcerarie, Angelo Sinesio appunto, al fine di “programmare l’attività di edilizia penitenziaria” e a “realizzare nuovi istituti e alloggi di servizio per la polizia penitenziaria” e “al fine di assicurare la piena operatività della struttura”, il commissario potrà anche “stipulare contratti a tempo determinato”.
Il tempo è passato velocemente e arriviamo ai nostri giorni, a queste ore, con la scure della sanzione economica e morale della Corte di Strasburgo che si fa più vicina e lo stato di emergenza si fa solido, tangibile.
Secondo questo programma del Commissario ogni nuovo posto dovrebbe costare 75mila euro. Mentre il contro piano del M5S (che riparte dal piano originario del DAP) prevede la creazione di 21mila e 800 nuovi posti in due anni, spendendo 355 milioni (costo unitario15mila euro a posto), seguendo un programma di ristrutturazioni e l’apertura di sezioni nei penitenziari già esistenti. Con la sola aggiunta di un nuovo carcere a Nola dal costo di 40 milioni. Per cui si arriverebbe a 69mila posti regolamentari).
La proposta del M5S mira a evitare ulteriore cemento e a risparmiare i costi, ridimensionare il pompaggio di denaro e a disincentivare la speculazione, ma sarebbero utili, come detto, anche altri interventi più “di sistema”, insomma incarcerare meno!
Il punto però è che ormai siamo fuori tempo limite! In questo Paese si è sempre fuori tempo limite. . .
E dunque, signore e signori, madame e monsieur, ladies & gentlemen è con un certo orgoglio che vi presento, direttamente dai palazzi del parlamento in Roma sua maestà l’AMNISTIA, accompagnata dal marito INDULTO!
Un applauso grazie….e che sia caloroso, mi raccomando. . .
E l’urgenza trionfa ancora!
Cosa copre l’urgenza? Il fine vero e proprio: i cazzi loro.
Ma l’errore più grossolano in cui si rischia di incorrere è pensare che l’idea dell’indulto accompagnato eventualmente da un’amnistia nasca per “liberare” o alleggerire le pene di Berlusconi.
E’ una vera e propria trappola e rischia di essere lo specchietto per le allodole.
Spiego. Ad oggi non si può escludere che nelle pieghe di provvedimenti di clemenza possano essere, in modo surrettizio, introdotte condizioni oggettivamente favorevoli alla situazione giudiziaria del nostro eroe, visto che l’indulto potrebbe estinguere il residuo di pena detentiva inflittagli e potrebbe essere rimossa la stessa pena accessoria, ossia quella dell’interdizione dai pubblici uffici, qualora fosse previsto nel provvedimento (ex art. 174 c.p.). Provvedimento che dalla riforma del ’92 viene emanato dal Parlamento a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera (la medesima maggioranza utile a modificare la Costituzione senza passare attraverso il referendum). E le larghe intese dispongono di una maggioranza ben maggiore!
Ma il vero obiettivo resta il tana-libera-tutti nei confronti di molta casta. Politici non solo nazionali ma anche amministratori pubblici o locali sui quali pendono sentenze di condanna passate in giudicato o nei confronti dei quali sta per cadere la scure della giustizia (basta pensare ai recenti scandali di Sesto, dell’Umbria e del possibile aprirsi anche di un versante emiliano). Si strumentalizza l’urgenza della condizione carceraria per giungere all’impunità per reati di corruttela, l’intera gamma dei reati contro la pubblica Amministrazione (corruzione, concussione, peculato ecc. ecc.) o la violazione delle norme sul finanziamento dei partiti.
Quindi amici nessun allarme, state tranquilli, in fondo si tratterebbe di non abbandonare certe abitudini come quelle che condussero alla Cirielli e al comma “salvaladri” (ossia un codicillo di tre righe furtivamente infilato nel malloppone del maxiemendamento della Finanziaria varata nel 2006, che dimezzava la prescrizione per i reati contabili. Esattamente lo stesso contenuto di un emendamento, il 18.0.3, presentato, ma poi giudicato negativamente, a firma di Fuda Pietro; del senatore Zanda Luigi – capogruppo PD in Senato, al tempo di Letta ed altri, perché in Italia succede questo).
Da questo momento in poi sarà divertente come certi stuoini della TV e della carta stampata lucideranno i propri cannoncini spara-merda e tenteranno di cavalcare l’onda garantista e l’altra glassa del politically correct. . .appunto gli eccipienti con cui indorare un’altra pillola. . .
P.S.
Non sarebbe normale, in un paese normale, che funzioni in modo normale, sancire almeno la responsabilità politica di chi doveva fare e non ha fatto? Perché i cittadini dovranno pagare per i ritardi e le omissioni di coloro che in questi anni sono stati a capo del dicastero della giustizia? Al di là che si proceda a introdurre l’ennesimo Indulto (con o senza Amnistia), non dovremmo pretendere che Alfano vada a casa? Non c’è andato come ministro dell’Interno e non ci andrà come ex ministro di Grazia e Giustizia. . .e a noi spetteranno i rimborsi e probabilmente spetterà di vedere sottrarsi alla giustizia decine di delinquenti nominati e scelti della politica. . .e poi, dovremmo pure sentirci dire che questo è giustizialismo populista. . .e questa sarà la pillola che non riusciranno mai a indorare!

Reato di clandestinità. Trallallà, trallallà. . .

Caro Beppe, ma che uscite fai?
Dal punto di vista mediatico e della strategia comunicativa il post di Grillo contro la depenalizzazione  del reato di clandestinità è stato un autogol doloso.
Tutto per racimolare qualche voto nei bacini leghisti? Rischiando di perdere molto di più nel bacino più ampio dei disillusi di sinistra? Come dimostrerà la votazione on line di qualche mese più tardi.
Un timing diabolico per un’uscita del genere, che lascerebbe immaginare scenari fantapolitici, se non fosse già evidente come i due epigoni di Tafazzi di diabolico non hanno proprio nulla. E che dai democristiani che intendono combattere e contrastare devono imparare ancora tanto. Questi sarebbero i guru della comunicazione? I deus ex machina di sedicenti complotti multinazionali?
Perché quel post così brutalmente diretto, senza filtri, viola l’intero statuto implicito della politica tradizionale. E’ sordo al clima del momento, richiama a un codice che la politica tradizionale non potrà mai accettare e soprattutto contiene l’identificazione, vera o solo presunta, con la voce del popolo.
Reato gravissimo in un sistema vecchio e “fuori servizio” ancorato a una visione paternalistica del politico carismatico e dotato di un autorevolezza divina, che “educa” le masse inermi, che tutt’al più possono delegare in bianco schiere di candidati ignorando anche il rapporto implicito che questi possono avere con qualche straccio di programma. Alla faccia del populismo!
Ed eccoli là Masaniello e Giangi “rotten” Casaleggio, a fare da target alle freccette avvelenate con le parole d’ordine di razzismo e xenofobia, dopo quelle di fascismo, antisemitismo (si anche quello!).
Le armi a salve degli ex comunisti al caviale, piangenti e solidali che però dal 2002 non hanno un’idea alternativa alla Bossi Fini e che hanno dovuto attendere due deputati grillini, la pattuglia dei cretini, per proporre l’abolizione dell’“inquietante” reato di clandestinità, figlio della solita, ennesima norma manifesto, difficilmente applicabile e infatti praticamente disapplicata. La solita glassa a coprire i buchi veri. Una contravvenzione comminata solo 12 volte in 18 mesi, contro coloro la cui presenza non è coperta da un permesso di soggiorno (ovverosia presenti non giustificati sul territorio nazionale, sia che si tratti di persone entrate abusivamente o overstayer, ossia che si sono trattenuti oltre la scadenza del permesso di soggiorno scaduto senza rinnovarlo).
Una contravvenzione, dunque, e non un delitto (per cui la sanzione è un’ammenda e non una multa), peraltro non accompagnata neanche dall’arresto (cosa che qualunque giornalista avrebbe potuto verificare andandosi a leggere il testo dell’art. 10 bis del T.U. Immigrazione); quando in ordinamenti a noi vicini, non solo esiste il reato di clandestinità, ma viene punito con pene detentive e non con pene pecuniarie come da noi (leggi le note in fondo*).
Ma da noi si montano finte urgenze normative, perché l’urgenza è uno strumento di governo (leggi articolo su amnistia e indulto) e nel dibattito entra in gioco anche il reato di favoreggiamento dell’immigrazione.
L’informazione lottizzata, ovviamente è parte di questa strategia, e lascia dolosamente lievitare la confusione tra il reato di immigrazione clandestina (art. 10 bis del T.U. n.286/98, come modificato dalla Bossi Fini del 2002 e dai pacchetti sicurezza di Maroni nel 2009 e nel 2011 e sulla quale la Corte di Giustizia con diverse sentenze – casi El Dridi, Achugbabian e Sagor – ha detto cose molto precise) e il reato di agevolazione dell’ingresso di “clandestini” (art. 12 dello stesso .T.U.).
E dispiace anche di certe affermazioni molto “climatiche”, come quelle di Giusi Nicolini, il sindaco di Lampedusa che ad esempio ha dichiarato: «L’Italia ha normative disumane: tre pescherecci sono andati via dal luogo della tragedia perché il nostro Paese ha processato i pescatori che hanno salvato vite umane per favoreggiamento all’immigrazione clandestina».
Semplicemente falso.
Partiamo da un fatto: nessuno in Italia è mai stato condannato per aver favorito l’immigrazione clandestina dopo aver aiutato dei naufraghi. E questo per due motivi: la legislazione italiana lo vieta in maniera esplicita e lo vietano anche i trattati internazionali sottoscritti dall’Italia.
Io, anche solo per deformazione personale, partirei dal diritto positivo: le norme.
Il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, reato che dovrebbe essere imputato agli scafisti è disciplinato nell’art. 12 del T.U. sull’Immigrazione:  

Disposizioni contro le immigrazioni clandestine.

(Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 10)

1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, in violazione delle disposizioni del presente testo unico, promuove, dirige, organizza, finanzia o effettua il trasporto di stranieri nel territorio dello Stato ovvero compie altri atti diretti a procurarne illegalmente l’ingresso nel territorio dello Stato, ovvero di altro Stato del quale la persona non è cittadina o non ha titolo di residenza permanente, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa di 15.000 euro per ogni persona

2. Non costituiscono reato le attività di soccorso e assistenza umanitaria prestate in Italia nei confronti degli stranieri in condizioni di bisogno comunque presenti nel territorio dello Stato

.

Il grassetto serve a chiarire. Il primo comma, ha una portata generale e sembrerebbe disporre la possibilità di perseguire chiunque trasporti immigrati in Italia, anche se si tratta di naufraghi tratti in salvo da un’imbarcazione affondata. Ma il secondo comma dello stesso articolo, però è molto chiaro in proposito, laddove viene specificato che le attività di soccorso e assistenza umanitaria di stranieri in difficoltà che sono comunque nel territorio italiano non costituiscono reato. Ciò significa a prescindere da un titolo di legittimità, perché ovviamente il soccorso e l’assistenza devono essere garantiti.
Si tratta esattamente di quello che è accaduto nel caso di Lampedusa.
Al momento dell’affondamento la nave si trovava a mezzo miglio dalla costa, cioè già nelle acque territoriali italiane. I migranti a bordo, quindi, erano stranieri in difficoltà comunque presenti nel territorio italiano.
Il punto semmai sarebbe un altro: cosa sarebbe accaduto se invece il barcone fosse affondato oltre il limite delle acque territoriali italiane?
La risposta va cercata nei trattati internazionali sottoscritti dall’Italia. In particolare nelle varie convenzioni (SAR e SOLAS) e negli emendamenti che sono stati di volta in volta votati dall’organismo dell’IMO, l’organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa di regolamentare la navigazione. La convenzione SAR obbliga in particolare a prestare soccorso a chiunque si trovi in mare, anche oltre il limite delle acque territoriali, ma in zona di competenza di un particolare stato, “indipendentemente dalla sua nazionalità” e di condurlo in un “luogo sicuro”.
Negli emendamenti ai trattati approvati successivamente vengono specificati alcuni termini. “Luogo sicuro”, ad esempio, non può essere considerata la nave nella quale vengono caricate le persone in difficoltà, che invece è definito un luogo puramente “provvisorio”. Sempre gli stessi emendamenti specificano anche che nessuna organizzazione o persona può influenzare il giudizio del capitano che ha portato il soccorso su quale sia il “luogo sicuro” più adatto in cui portare i naufraghi. In altre parole, un capitano che ritenesse che il luogo sicuro più adatto dove portare dei naufraghi fosse il porto di Lampedusa, non può essere influenzato o bloccato in questa sua decisione.
Allora gli arresti? A cosa si riferisce Giusi Nicolini e i pescatori lampedusani nelle dichiarazioni rilasciate dopo l’ennesima vergognosa strage?
E’ possibile che alcuni capitani siano stati processati per aver salvato dei naufraghi ed averli portati in Italia?
Certo che no.
Si tratta in realtà di un caso molto diverso e particolare sul piano giudiziario. Nell’agosto del 2007 due pescherecci tunisini salvarono da alcuni barconi 44 migranti e li trasportano sull’isola di Lampedusa e il tribunale di Agrigento indagò i due capitani e i loro marinai proprio per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Dai resoconti degli investigatori, inclusi negli atti, le stive dei pescherecci erano vuote e non c’era nemmeno odore di pesce. Sospettarono che in realtà i due capitani avessero soltanto finto di salvare i migranti.
Il tribunale di Agrigento li assolse da quest’accusa, ma li condannò per “resistenza a pubblico ufficiale” e “aggressione di nave da guerra”.
Era accaduto infatti che le navi della marina militare italiana e della guardia costiera avessero ordinato ai due pescherecci, dopo il salvataggio avvenuto fuori dalle acque territoriali, di invertire la rotta. I due pescherecci, con una serie di manovre aggressive, riuscirono comunque a forzare il blocco e ad entrare nelle acque italiane e poi nel porto di Lampedusa. La corte d’appello assolse i due pescatori anche da queste accuse, sostenendo che vi fosse uno “stato di necessità” (articolo 54 c.p.) e che quindi, in base anche ai trattati internazionali sottoscritti dall’Italia, i due capitani non potevano essere perseguiti, neanche per quello.
Nonostante l’assoluzione i due capitani tunisini subirono molti danni a causa del processo – furono tenuti in custodia cautelare per quasi 40 giorni e le loro imbarcazioni vennero sequestrate. Non è chiaro se i due pescatori abbiano ottenuto un risarcimento.
E questo è il motivo reale che muove i pescatori. E’ comprensibile, se non condivisibile, che  cerchino un “alibi”.
Ovviamente a nessuno piace finire negli ingranaggi lenti e usuranti della giustizia italiana, anche se per un errore giudiziario.
Per esempio i fratelli Campo da quattro anni attendono ancora un rimborso di 40 mila euro per danni ben maggiori di circa 200 mila euro causati proprio da un intervento di soccorso e dall’ingresso nel porto. Quell’azienda che dava lavoro a 20 famiglie è fallita», ha dichiarato il presidente del Distretto Pesca di Mazara del Vallo, Giovanni Tumbiolo.
In altre parole, l’obbligo di rientrare rapidamente in porto dopo aver recuperato dei naufraghi può portare dei danni alle imbarcazioni. È la lentezza dello stato nel rimborsare questi danni che ha portato alcune aziende al fallimento.
E’ probabile che sia necessario rivedere la Bossi-Fini, per la condizione di precarietà che impone ai migranti comunque presenti in Italia, per l’eccessivo ruolo attribuito alle norme penali e per la mancanza di canali legali di ingresso per lavoro, ma non perché incida sul verificarsi delle stragi in mare, rispetto ai quali vanno chiamati in causa gli accordi bilaterali, le intese operative delle polizia dei diversi stati e le scelte politiche, variabili a seconda delle contingenze, di affidare a questo o a quel paese i compiti di salvataggio nelle diverse zone Sar (ricerca e salvataggio), in assenza di una disciplina europea che stabilisca chiaramente in quale paese condurre i naufraghi che facciano subito dopo lo sbarco una richiesta di asilo.

Non è un caso che oggi se ne parli solo per decongestionare la macchina della giustizia. Il che farebbe pensare che c’è tanta clandestinità, cosicché il numero delle procedure è elevato e l’irrogazione della pena è praticamente impossibile. Possiamo nasconderci quanto vogliamo, ma la verità è che siamo stati costretti a fare i cani da guardia in Europa, vista pure la nostra posizione geografica, ma gli immigrati servono. Servono ai padroni delle terre, per avere gli schiavi e servono al mercato del lavoro, perché l’aumento dell’offerta di lavoro giustifica l’abbassamento del valore del lavoro, abbassamento generalizzato dei salari e diminuzioni delle condizioni normative a tutela del lavoro.
Perché come si può elevare la parità di bilancio a norma costituzionale e affrontare i flussi immigratori senza intaccare lo stato sociale?
E allora Beppe, se proprio dovevi aprire bocca non sarebbe stato meglio giocare sulle contraddizioni, smascherare certe diffuse ipocrisie, soprattutto a sinistra? Anche se ammetto che sia difficile trovarne una. Caro Beppe, sarebbe bastato recitare te stesso. Obbligare a riflettere sul fatto che mentre si idealizza l’accoglienza di queste vite disperate, si taglia ogni giorno un pezzo di stato sociale. Poveri, stranieri, disorientati, spaventati, divisi che avranno bisogno di servizi, di assistenza sanitaria, di scuole, di case che le politiche nazionali stanno riducendo drasticamente. Anche ai cittadini residenti. Avreste dovuto gridare questo! Gridare che nel paese delle mafie, queste vite diventano oggetti della malavita, di sub economie che creano diseconomie spaventose, dove il loro lavoro schiavizzato va in tasca agli sfruttatori, lasciando alle istituzioni il costo della dovuta assistenza. Avreste dovuto urlare che la guerra tra poveri nasce anche dai bisogni mica solo dai cattivi pensieri e che semmai i cattivi pensieri trovano terreno fertile proprio dove i bisogni vengono elusi o calpestati. Solo le anime belle possono illudersi che l’indigenza, l’insicurezza, l’abbrutimento sociale, non si accompagni all’intolleranza deflagrante in ogni direzione, razziale, di genere, territoriale. Questo dovevi gridare Beppe, come hai fatto in mille piazze, intercettando quel nodo inestricabile della paura. Perché gli altri la paura la usano o la cavalcano o se ne fregano a seconda delle convenienze.
Ecco, solo questo.

* Nell’ordinamento francese con un passato coloniale imponente(Code de l’entrée et du séjour des étrangers et du droit d’asile  – Libro VI, Titolo II), l’immigrazione clandestina  penalmente sanzionata nel ai sensi degli articoli L. 621-1 del Code, per cui: “. . .lo straniero che entri o soggiorni in Francia senza i documenti richiesti per legge, ovvero si sia trattenuto sul territorio francese oltre il termine previsto dal suo visto d’ingresso, è punito con la reclusione di un anno e un’ammenda di 3.750 euro. Le stesse sanzioni sono applicate allo straniero che abbia violato le disposizioni del trattato di Schengen relativamente al possesso di documenti di viaggio, al visto o alla disponibilità di risorse economiche sufficienti al suo sostentamento; ovvero all’ingresso nel territorio nazionale malgrado la segnalazione ai fini dell’ammissione in applicazione di una decisione esecutiva adottata da un altro Stato firmatario della Convenzione medesima (art. L621-2). Il giudice può inoltre interdire l’ingresso ed il soggiorno in Francia allo straniero condannato per immigrazione clandestina per un periodo di tempo non superiore a tre anni. In questo caso, scontata la pena, il condannato viene accompagnato alla frontiera”. Tra l’altro, l’articolo L314-2 dispone che il primo rilascio della carte de résident sia subordinato alla cosiddetta integrazione repubblicana (intégration républicaine) del richiedente, con particolare riguardo all’impegno personale nella conoscenza e nel rispetto effettivo dei princìpi che reggono il sistema repubblicano e alla competenza linguistica. Per valutare le condizioni di integrazione, l’autorità amministrativa tiene conto della sottoscrizione e dell’osservanza di un “contratto di integrazione ed accoglienza”, (art. L311-9, contrat d’accueil et d’intégration), in base al quale il sottoscrittore si impegna a seguire specifici percorsi gratuiti di formazione civica e linguistica. In Germania poi c’è l’Aufenthaltsgesetz del 30 luglio 2004 (Gesetz über den Aufenthalt, die Erwerbstätigkeit und die Integration von Ausländern im Bundesgebiet) e l’immigrazione illegale è reato: l’articolo 95, recante le sanzioni, prevede la reclusione (Freiheitstrafe), da uno a tre anni, e la sanzione pecuniaria (Geldstrafe). La pena detentiva fino ad un anno è prevista per le seguenti fattispecie: residenza in territorio tedesco senza passaporto o altro documento di identità valido; residenza in territorio tedesco senza permesso di soggiorno o in pendenza di un provvedimento esecutivo di allontanamento; ingresso illegale come previsto dall’art. 14; rilascio di dichiarazioni false o incomplete relativamente ai propri dati personali ai sensi dell’articolo 49, comma 2; violazione delle disposizioni di tutela della sicurezza interna (artt. 46, 47 e 49); mancata ottemperanza all’obbligo di registrazione in violazione delle disposizioni che prevedono limitazioni territoriali al soggiorno (art. 54a); violazione ripetuta del limite di validità territoriale del permesso di soggiorno (art. 61, comma 1); appartenenza ad una associazione o gruppo la cui esistenza, obiettivi o attività siano tenute volutamente segrete alle autorità. Con la reclusione fino a 3 anni è invece punito lo straniero che: già espulso, ricondotto alla frontiera o allontanato dal territorio federale, entri o soggiorni nuovamente in territorio tedesco, contravvenendo all’articolo 11, comma 1; ovvero a chi utilizzi o fornisca false informazione al fine di procurare per sé o per altri un permesso di soggiorno o una sospensione temporanea di un provvedimento di espulsione, ed utilizzi tali documenti per fine di frode. Peraltro, l’unico intervento della Corte costituzionale – sentenza n. 249 dell’8 luglio 2010 – è stato quello di decidere la caducazione della circostanza aggravante di c.d. “clandestinità del reo”, introdotta dal decreto-legge n. 92/2008, poi convertito nella legge 24 luglio 2008, n. 125, recante misure in materia di sicurezza pubblica, firmata, senza rinvio, dal Capo dello Stato Napolitano!