Decreto Bankitalia. La demagogia dei finti realisti

L’articolo “Il Decreto Bankitalia: dati oggettivi e propaganda” uscito sul sito di NewNomics e riportato da Federica De Luca è eloquente e quindi utile.
Perché comunque lo si voglia considerare è emblematico del conflitto politico in atto, le cui posizioni si vanno ricostituendo rispetto a linee di demarcazione nuove e non immediatamente riconducibili a destra e sinistra, almeno come categorie storiche.
La lenta, ma inesorabile riscrittura della mappa politica è ovviamente vissuta con maggior drammaticità proprio a sinistra, perché lì si vanno consumando gli strappi più evidenti alle spinte identitarie. E forsanche perché l’eterogeneità delle destre è un assetto già storicizzato.
L’articolo in questione è figlio della visione per cui lo spazio politico debba necessariamente indietreggiare, in favore di una razionalità “neutra” dell’economica. Un primato dell’economia sul politico, per cui le scelte in campo economico, e dunque anche finanziario, sarebbero dotate di implicite ragioni “tecniche” che dovrebbero metterle al riparo da ogni considerazione di tipo opportunistico e dunque politico.
Nell’articolo non c’è una precisa presa di posizione sul merito, per cui l’iter argomentativo non asserisce la bontà del provvedimento, ma la parte di discrezionalità in esso contenuta viene coperta dall’”affidabilità” del comitato di esperti, “colleghi ai vertici della carriera accademica”, che hanno valutato la giusta misura nella rivalutazione delle quote delle banche private. Una non scelta, in un certo senso asettica, rispetto alla quale ogni tipo di valutazione di valore sarebbe una superfetazione, che rischia di produrre inutile gazzarra demagogica.
Ora non voglio entrare dentro argomenti che non conosco, rispetto ai quali potrei esprimere solo un giudizio sommario, in quella cosiddetta “parallela sfera laica” della conoscenza dei fatti. E d’altronde basta fare un giro per trovare posizioni tecnicamente molto argomentate e autorevolmente sostenute, che definiscono il decreto bankitalia una vera e propria porcata, spregiudicatamente a favore delle banche amiche, a cominciare dal MPS.

http://noisefromamerika.org/articolo/quote-bankitalia-solita-porcata  che non è un sito propriamente di sinistra – e vi invito caldamente a leggere il periodo finale, tagliente come una lama arroventata.

Però potrei molto umilmente rivendicare come cittadino che davanti a una misura che ha implicazioni importanti sarebbe utile un esame approfondito e chiare prese di posizioni nel luogo dove nelle democrazie si decide, ossia nel Parlamento. Perché infilare tale misura nello stesso decreto che abolisce la seconda rata dell’IMU? Perché blindarlo ponendo la questione di fiducia e impedendone lo spacchettamento?
Perché si trattava solo dell’ennesima furbata di una lunghissima serie che si tentava di far passare sotto traccia. E dispiace che a dare battaglia siano state le solite truppe dei pentastellati quando critiche intelligenti ed oneste sono partite anche tra le fila di altri partiti della stessa maggioranza. Eppure le sorti di questo paese che tutti dicono di amare e che sta scivolando in un declino meriterebbe un coraggio, che pochissimi possono vantare di avere.
Probabilmente tutto ciò è successo semplicemente perché quella misura non era così neutra. E averla collegata all’IMU era solo l’escamotage tecnico per cui opponendosi a essa si finiva inevitabilmente a opporsi anche alla restituzione dell’IMU.
E a questa tattica scorretta hanno fatto subito sponda, secondo uno schema collaudato che mostra il livello infimo dell’informazione nel Paese, i giornali schierati, con questi eloquenti titoli:

“CAMERA, OK ABOLIZIONE IMU. CAOS IN AULA M5S” (L’Unità – finanziamento pubblico)

“I 5STELLE INSULTANO NAPOLITANO: “BOIA”. E RISCHIANO DI FAR TORNARE L’IMU” (La Repubblica)

Nulla da aggiungere, credo.
Anzi, no. Un’ultima chicca dedicata alla tanto sensibile signora Boldrini e alla sua disonestà disarmante:

«Ho voluto impedire che oggi le famiglie italiane dovessero preoccuparsi di tornare a pagare la seconda rata dell’Imu, come sarebbe successo se non fosse stato votato per tempo un decreto legge che pure conteneva materie tra loro molto diverse»